Lavoro e deflazione del contenzioso: ecco l’ultimo regalo del Jobs act e della legge Fornero

deflazione del contenzioso

Chi ha perso il lavoro sa di non poter più tentare la carta della causa e si mette subito a cercare un nuovo impiego. Perché le cose sono cambiate così drasticamente rispetto a qualche anno fa? Beh, semplice, questo non è altro che l’effetto del Jobs Act.

Non è di una mutazione da poco che stiamo parlando dato che, a conti fatti, non si registrava un numero di cause così basso dagli ormai lontanissimi anni Settanta. Non c’è da stupirsi dato che delle nuove leggi si discute ormai all’infinito ormai da almeno 6-7 anni. Dopo le prime novità introdotte dalla legge Fornero nel 2012, al successivo Jobs Act del 2015 le cose insomma sono drasticamente cambiate.

Qualche dato? Nel quinquennio 2012-2016 si è avuta una caduta dei ricorsi intorno al 65-70 per cento, mentre per quel che riguarda i contratti a termine il crollo è stato anche più elevato. E il trend è andato avanti anche con più ritmo nel 2017. Tale è stato il fenomeno, riconosciuto anche dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che oggi si parla anche di un nuovo fenomeno denominato deflazione del contenzioso.

Insomma, mentre prima si introducevano armi come i licenziamento disciplinari o per giustificato motivo pur di alleggerire il carico di personale e dare un taglio all’azienda oggi “grazie” alle due nuove leggi si licenzia e basta. Un sollievo per i datori di lavoro, alcuni dei quali portati al lastrico in tempi di crisi per le vecchie leggi, ma una vera e propria scossa tellurica per i lavoratori la cui vita è ormai un’incertezza continua.

Andiamo a snocciolare qualche dato per renderci conto della portata del fenomeno: i licenziamenti disciplinari, stando soltanto al primo semestre del 2017, sono passati da un picco di 3.665 (nel 2012) ad appena 479. Quelli invece per giustificato motivo sono scesi dai 7.535 ai 1.493. Un ultimo dato riguarda infine i licenziamenti per giusta causa, da 5.641 a 1.263.

Insomma, oggi licenziare è facilissimo ma questo non sembra interessare i giovani per i quali la dinamicità è un valore positivo. D’altra parte, però, molti non si interessano a questo fattore semplicemente perché trovano difficilissimo trovare un impiego a tempo indeterminato.

Gran parte dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro riguarda infatti contratti a collaborazione, partite iva e il famigerato garanzia giovani. Ad essere contrariati sono invece gli adulti molti dei quali con le nuove leggi hanno perso tutte le certezze che hanno contraddistinto i primi venti anni di lavoro.

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