Attacco della Cgil al nuovo emendamento Pd sul lavoro occasionale

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I voucher, anche se ufficialmente aboliti, tornano a far discutere. E i toni non sono affatto tranquilli. Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, responsabile nazionale del mercato del lavoro e attenta analista della questione voucher, ha infatti recentemente commentato l’emendamento presentato dal Pd in commissione Bilancio – in cui si parla per l’appunto di lavoro occasionale – definendo alcuni punti dello stesso come un evidente “incentivo all’abuso”.

Secondo la rappresentate sindacale, l’ennesimo inghippo relativo ai voucher, sarebbe nel comma 18 dell’emendamento, quello che prevede per il datore di lavoro che richiede una prestazione di lavoro occasionale la possibilità di “revoca della dichiarazione trasmessa all’INPS entro i tre giorni successivi al giorno programmato di svolgimento della prestazione”.

La Scacchetti ha così spiegato il problema: In sostanza, io che sono il datore di lavoro posso comunicare online, sul portale dell’Inps, la mia intenzione di avvalermi di una prestazione occasionale: di convocare un collaboratore, insomma. Basta qualche clic, fino a un’ora prima dell’inizio dell’attività, per avviare la procedura. Poi, però, ho 3 giorni di tempo per segnalare che quella prestazione, per un qualsiasi motivo, non è avvenuta. E in quel caso, l’Inps non provvede al pagamento e all’accredito dei contributi previdenziali previsti”.

Secondo la sindacalista, insomma, un datore di lavoro “malizioso” avrebbe così a portata di mano una soluzione molto facile per raggirare il sistema:

comunicare sempre che la prestazione non c’è stata e poi pagare in nero il lavoratore. Ipotesi per nulla remota, anche in virtù della grande difficoltà di effettuare i controlli.

Lasciando da parte le questioni meramente tecniche, la Scacchetti continua la sua analisi notando che il problema sta piuttosto nell’impianto generale della misura.

Qui si sta ripetendo lo stesso errore che era alla base dei voucher: si inserisce una tipologia di contratto con tutele ridicole per coprire delle prestazioni di lavoro per le quali un contratto già esiste. Nella fattispecie, per questo tipo di prestazioni che potrebbero anche risolversi in 70-80 giornate di lavoro all’anno, esiste l’istituto del part-time. Perché non utilizzare quello?.

La “miopia” di chi continua a riproporre questo strumento, secondo la segretaria confederale, sta proprio in questo:

Nel prendere, come discrimine unico per capire se un tipo di lavoro è occasionale o meno, la sola soglia massima di retribuzione. Insomma: tutto ciò che sta sotto i 2500 euro l’anno, è occasionale. Ma questo denuncia una pessima cultura del diritto del lavoro. Nonché una concezione della democrazia assai discutibile.

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